Ciao sono Giulio, benvenuti al corso “Come progettare l'illuminazione naturale”.

In questo corso cercheremo di indagare scelte e decisioni possibili in fase di progettazione, per fare in modo che il risultato e la spazialità finale all'interno di un ambiente non siano risultati casuali. Vedremo che ci sono tanti metodi e tante strategie che possono essere utilizzate per avere un controllo su quello che accade poi all’interno di un ambiente. Lo facciamo con alcuni strumenti.

Lo faremo con una lavagna a fogli in cui disegniamo alcuni schemi sintetici di riferimento e lo facciamo utilizzando un sole artificiale nel quale vedremo direttamente quello che accade in funzione di una serie di scelte che prendiamo sulla permeabilità dell'involucro.

Cerchiamo di affrontare dunque questi argomenti parlando di diversi temi. Parleremo dei tipi di luce, parleremo della disponibilità e del contesto, parleremo di tipologie edilizie, quindi la luce più necessaria per il raggiungimento di un certo risultato, e parleremo di grandezze, parleremo di normative.

Lo scopo è renderci conto che esiste una terminologia, esistono dei concetti ben precisi e specifici dell'illuminotecnica naturale e che al di là di un necessario e semplice ragionamento su orientamento e disponibilità, in realtà esistono molti metodi molte strategie, anche semplici, da applicare in ogni progetto per fare in modo che il risultato finale sia un risultato controllato.

Quindi se avete voglia, ci vediamo nel prossimo video.

 

Ciao sono Giulio, benvenuti al corso “Come progettare illuminazione naturale” in cui affronteremo le scelte e le strategie che si possono effettuare per fare in modo che i risultati all'interno di uno spazio non siano casuali ma che siano motivati da un obiettivo ad una strategia.

Questo è il modulo sui tipi di luce e in particolare affronteremo la luce diretta e la luce indiretta.

Scegliere se in uno spazio ci dovrà essere luce diretta o luce indiretta significa prendere una decisione sul tipo di spazialità che ne emergerà, sul tipo di atmosfera che ci sarà. Se dovrà essere una spazialità dinamica o statica e se ci dovrà essere un equilibrio di luminanze legato a forti contrasti o a una morbidezza di passaggio graduale.

Nell'immagine che vedete i raggi del sole entrano attraverso un'apertura posta sulla copertura dell'ambiente e colpiscono una parete laterale disegnando delle macchie di luce molto intensa separate in modo netto e lineare dalle zone d'ombra. Sono macchie di luce incidente legate all'angolo esterno del sole e sono macchie che si sposteranno nello spazio in continuazione in funzione del cambiamento dell'angolo del sole all'esterno. In questa immagine invece la luce è indiretta, cioè il sole non riesce a vedere l'interno, i raggi solari non sono liberi di entrare ma incontrano un ostacolo che fa in modo che cambino le caratteristiche fisiche dei raggi solari.

Di fatto i raggi non sono più legati all'angolo esterno del sole, ma vengono spezzati attraverso un fenomeno che si chiama diffusione. In questo caso il passaggio da zone di intensa luminanza a zone di bassa luminanza è un passaggio graduale e l'atmosfera sarà dunque un’atmosfera più statica. Proviamo a rendere più chiari questi concetti, disegnando alcuni schemi legati ai tipi di luce.

Parliamo di luce diretta quando i raggi del sole sono liberi di entrare all'interno dell'involucro. È chiaro che la luce colpirà una superficie con un suo angolo di incidenza disegnando una macchia cosiddetta di intensa luminanza separata in modo lineare dalle zone d'ombra. Questa macchia si muoverà nello spazio, perché la sua posizione è legata all'angolo esterno del sole momento per momento. Si chiama dinamicità, è uno spazio dinamico.

Quando parliamo di luce indiretta invece stiamo dicendo che i raggi solari non sono liberi di entrare. In qualche modo si è creato un angolo che fa in modo che il sole non veda mai l'interno. I raggi di fatto colpiscono una superficie o all'esterno dell'involucro edilizio o anche all'interno, in ogni caso al di fuori del campo visivo, per poi entrare dentro. Questa superficie può cambiarne le caratteristiche. A seconda del fatto che sia una superficie liscia e lucida o che sia una superficie rugosa ci può essere una riflessione oppure una diffusione. Nel caso in cui la superficie sia una superficie liscia e quindi si parli di riflessione, i raggi verranno riemessi con un angolo uguale o opposto a quello di incidenza ma mantenendo tutti il loro parallelismo. Saranno dunque ancora legati all'angolo di percorrenza esterno del sole e quindi la posizione nello spazio della macchia di luce corrispondente continuerà a muoversi. Quello che accade più frequentemente è che la superficie contro cui la luce sbatte prima di entrare sia una superficie irregolare o rugosa, in questo caso i raggi che colpiscono parallelamente questa superficie vengono riemessi avendo ognuno un angolo diverso legato all’angolo di incidenza momento per momento e punto per punto della superficie.

Dato che stiamo spezzando il legame tra un angolo finale e un angolo iniziale, che è quello del sole, questo spazio risulterà statico, cioè la macchina di luce intensa non si muoverà più nello spazio ma rimarrà ancorata nel punto in cui abbiamo progettata e abbiamo deciso che sia. Proviamo a vedere facendo una simulazione con il sole artificiale e con un plastico, in che modo alcune operazioni sull'involucro possono dare un risultato in termini di percezione interna.

In particolare se sto cercando luce diretta, presumibilmente aprendo una delle finestre sulla copertura dovrei riuscire a fare in modo che il sole guardi l'interno. Vediamo che accade. Dentro l'ambiente si disegna una macchia di luce cosiddetta di intensa luminanza che si muove nello spazio perché i raggi sono liberi di entrare e non incontrano ostacoli. Dunque del campo visivo avrò due sorgenti una è la finestra stessa e l'altra è questa macchia intensa che si muove e lo spazio potrà essere definito in questo senso uno spazio dinamico.

Proviamo a vedere che accade se invece stiamo cercando luce indiretta. In questo caso ho bisogno di fare in modo che il sole non riesca vedere l'interno e quindi che si crei un angolo che in nessun momento il sole riesce a superare. Inserendo un oggetto all'interno faccio in modo che i raggi non possano entrare direttamente dentro e come si vede da dentro la spazialità diventa una spazialità statica ovviamente l'intensità diminuisce e la macchia solare rimane incastrata nel punto in cui emerge dalla sua sorgente che è questa specie di imbuto rovesciato verso l'interno assumendo questa caratteristica di gradiente cioè di passaggio graduale dalla zona di luminanza intensa alla zona di bassa luminanza. Non ho più le ombre nette e non ho più le luci nette.

Dunque abbiamo visto che manipolando l'involucro in un modo o in un altro modo io posso effettivamente ottenere un risultato di luce diretta o di luce indiretta attraverso delle operazioni volontarie. Di fatto nessuna delle due è migliore dell'altra in senso assoluto ovviamente quello che ci interessa è che una strategia e quindi un tipo di luce sia utilizzato in modo coerente a seconda dell'obiettivo da raggiungere. Se l'obiettivo che abbiamo è un obiettivo di tipo quantitativo allora ha senso massimizzare l'intensità luminosa e dunque magari far ricorso all'uso di luce diretta.

Nel caso in cui l'obiettivo sia un obiettivo qualitativo e quindi di percezione spaziale, possiamo usare luce indiretta e quindi privilegiare la staticità dello spazio un'atmosfera più raccolta e più morbida oppure viceversa usare luce diretta e quindi privilegiare la dinamicità nello spazio e contrasti più marcati date dalle zone di intensa luminanza separate in modo netto delle zone di bassa luminanza.

Se volete approfondire gli altri argomenti e gli altri tipi di luce ci vediamo nel prossimo video.

 

Ciao sono Giulio, benvenuti al corso “Come progettare l'illuminazione naturale” in cui affrontiamo le possibili decisioni che in fase di progettazione si possono prendere per fare in modo che la percezione dello spazio alla fine non sia una percezione casuale ma che sia motivata da precise scelte e obiettivi.

Siamo nel modulo “Tipi di luce” e in particolare in questo video affrontiamo luce laterale e luce zenitale.

In progettazione non sempre scegliere luce zenitale o luce laterale è una vera e propria decisione, a volte viene automatico in funzione delle condizioni di partenza. Di fatto laddove c'è la possibilità è sempre utile fare questo tipo di scelta perché significa prendere una decisione su quale tipo di permeabilità si sta privilegiando: se si tratta di sguardo e vista o se si tratta in termini puramente quantitativi di luce. Di fatto un’apertura zenitale e una laterale hanno un rapporto molto diverso con la spazialità.

Lo vediamo con due immagini.

Nell’immagine che vedete c'è una finestra laterale, quello che conta è che c'è un rapporto diretto con l'esterno le finestre laterali danno questa possibilità allo sguardo di attraversare il filtro vetrato e osservare qualcosa al di fuori che sia un oggetto antropizzato o che sia un paesaggio ambientale. In ogni caso questo corrisponde più che ad un rapporto che ha la luce con l'interno e quindi di permeabilità dal punto di vista illuminotecnico, a una permeabilità visiva cioè al fatto di dare una sensazione di continuità con l'esterno della quale abbiamo giustamente bisogno.

In questa immagine invece non c'è un rapporto diretto e visuale con l'esterno o perlomeno non dalle finestre che stiamo osservando perché la luce è esclusivamente zenitale. L’effetto è prevalentemente scenico e quello che risulta più evidente è che si privilegia la quantità di luce in ingresso. Quindi in questo caso la permeabilità che si sta privilegiando non è una permeabilità visuale ma è la permeabilità ai raggi solari. Quindi a seconda del tipo di funzione che ha in quel momento quella finestra si può privilegiare l'apertura di bucature zenitali o laterali per avere una quantificazione maggiore della luce o per avere un rapporto con l'esterno di continuità maggiore.

Proviamo a disegnare degli schemi grafici alla lavagna per chiarire meglio questi due concetti. Normalmente si parla di luce zenitale e momento in cui viene coinvolta una copertura quando cioè viene praticata un'apertura sul tetto o su un soffitto se lo si pensa dall'interno.

Mentre si parla di luce laterale quando l'illuminazione arriva attraverso una bucatura posta su una parete verticale. La differenza principale è quella che abbiamo detto prima, che riguarda il tipo di permeabilità. Nel caso di luce laterale io riesco a vedere fuori riesco a traguardare un oggetto esterno che sia un qualcosa di naturale o che sia qualcosa di antropizzato, che sia vicino o che sia lontano. Nella migliore delle ipotesi potrebbe essere un orizzonte. Nel caso di luce zenitale questa possibilità spesso non ce l’ho, riesco a vedere il cielo che comunque è un qualcosa di esterno, in particolare se è un cielo articolato o nuvoloso. In alcuni casi posso avere luce zenitale e comunque continuare a vedere fuori, per esempio se ho delle falde piuttosto basse o delle finestre messe in posizione vicino alla gronda. Il vantaggio che ha, di contro, è di portare molta più luce. Una finestra in posizione zenitale tendenzialmente ha un rapporto di continuità con la volta celeste riesce a cogliere i primi raggi solari fin dal mattino e quindi la luce dura molto a lungo durante la giornata fino alle tarde ore del pomeriggio e a livello di intensità riesce a portare all'interno molta più luce di quanto non faccia una finestra verticale. Si può arrivare fino al doppio a livello di intensità.

Quindi hanno due funzioni diverse essenzialmente una porta più luce l'altra è in grado di far guardare fuori a chiunque stia all'interno dell'ambiente. Proviamo ad indagare il comportamento di questi due tipi di luce all'interno di un plastico e mettendo il plastico sotto il sole artificiale. Avere luce laterale o luce zenitale corrisponde un'operazione tendenzialmente semplice, cioè coinvolgere un fronte o la copertura nella permeabilità alla luce. In particolare, se voglio luce laterale dovrò aprire una finestra su uno dei fronti. Accendendo poi il sole e iniziando il percorso durante la giornata vedrò che i raggi entrano dalla porta principale che è una porta-finestra, si portano in posizione centrale e poi di nuovo se ne vanno, allungandosi verso il fronte ovest.

Dal punto di vista dell'intensità, è decisamente minore rispetto a quella che potrei avere, perché la luce rimane tutta concentrata su un lato, e cioè non riesce a spostarsi in profondità rispetto al punto nel quale la finestra è stata aperta.

Dal punto di vista, invece, della percezione spaziale, attraverso questa bucatura io riesco ad avere una sensazione di apertura e di continuità verso l'esterno, grazie al fatto che lo sguardo può traguardare oggetti, l'ambiente o anche l'orizzonte. Se voglio indagare invece la luce zenitale dovrò chiudere l'apertura verticale e aprire una finestra in copertura. In questo caso quello che si vede dall'interno è molto diverso, perché il raggio entra immediatamente in profondità coinvolge il centro all'interno della pianta, e quindi ho una migliore distribuzione della luce, avrò meno concentrazione e andrò verso una maggiore l'uniformità.

Dal punto di vista dell'intensità, starò dunque ottimizzando la disponibilità esterna, anche se di fatto non riesco a vedere fuori nessun oggetto, se non il cielo o il sole, e quindi questa sensazione di continuità rispetto all'ambiente è più bassa rispetto a quella che avrei con luce laterale.

Abbiamo visto come scegliere luce zenitale o luce laterale sia effettivamente il risultato di una decisione ben precisa rispetto a qual è il punto nel quale apro una bucatura.

Gli obiettivi ovviamente possono essere diversi e quindi schematicamente possiamo distinguere un obiettivo di tipo quantitativo e quindi far entrare luce, in questo caso è preferibile una finestra zenitale perché porta una maggiore intensità fino al doppio di una finestra verticale. Se invece lo scopo è quello di guardare all'esterno e quindi avere una continuità un'apertura verso l'ambiente circostante è preferibile una finestra verticale perché rispetto a una parete possiamo effettivamente traguardare degli oggetti esterni.

Quindi la conclusione in generale è usate entrambi e non ce n'è una migliore dell'altra perché hanno scopi tendenzialmente diverso per gli altri tipi di luce e per gli altri argomenti ci vediamo al prossimo video.

Se volete approfondire questi argomenti iscrivetevi a uno dei nostri corsi su formazione.velux.it

 

Ciao sono Giulio, benvenuti al corso “Come progettare l'illuminazione naturale” in cui affrontiamo le possibili scelte che un progettista deve fare fin dall'inizio, per far in modo che la percezione e la spazialità che abbiamo all'interno siano risultati non casuali ma motivati da un preciso rapporto tra scelte e obiettivi.

Questo è il modulo sui “Tipi di luce” e, in particolare, in questo video affrontiamo il rapporto tra luce incidente e luce radente.

L'incidenza e la radenza dipendono da condizioni esterne, soprattutto dell'angolo che il sole in quel momento ha, ma prendere una decisione sul modo in cui le superfici all'interno degli ambienti si oppongono a questa direzione della luce può significare a dare un tipo di atmosfera completamente diverso a seconda delle volte.

In questa immagine potete vedere un celebre esempio di luce completamente incidente, ed è quello che accade nel momento in cui una finestra, una bucatura o un’apertura è in posizione genericamente baricentrica o asimmetrica rispetto a un fronte o una copertura. La sua manifestazione è un raggio di luce che entra, che sia un raggio diretto o un fascio di luce indiretta, e colpisce una superficie, tendenzialmente ad una certa distanza dall'apertura stessa, con un angolo di incidenza. La sua manifestazione è una macchia abbastanza intensa di luce, tendenzialmente piuttosto concentrata, e su una superficie abbastanza ridotta.

In quest’altra immagine invece l'effetto che si vede e che denominiamo radente, è quello di avere una parete bagnata o lavata dalla luce, cioè la luce si appoggia in posizione più o meno parallela in modo morbido, evidenziandone tutte le caratteristiche superficiali, quindi la matericità, la grana e la trama superficiale.

È un risultato dal punto di vista scenico molto diverso, ed è meno frequente rispetto all'utilizzo di luce incidente. Prendere una decisione sulla radenza è normalmente un approccio abbastanza forte dal punto di vista compositivo, ma ha diversi vantaggi: ammorbidisce il campo visivo, ha un equilibrio di luminanze tendenzialmente un po' più omogeneo e si passa per una maggiore diffusione. Dal punto di vista quantitativo avremmo probabilmente meno luce rispetto a luce incidente, perché spesso appoggiandosi sulla superficie si hanno maggiori dispersioni, e quindi perdita di quantità.

Proviamo a rendere più chiari questi due concetti utilizzando dei semplici schemi alla lavagna. Per poter parlare di incidenza, devo poter individuare una direzione prevalente del fascio luminoso, che sia un raggio diretto o che sia un fascio di luce indiretta. In ogni caso, ho bisogno di vedere una direzione ben precisa, che abbia un angolo rispetto a una superficie che si chiama superficie di incidenza. Questo angolo dal punto di vista scientifico è di 90 gradi, in generale in illuminotecnica si parla di incidenza laddove sono lontano dai 180 ai 0 gradi, quindi quando non ho un parallelismo. Il fatto che lo ottenga o meno dipende molto dalle condizioni esterne, in effetti, e quindi dal fatto che l’angolo del sole in quel momento abbia queste caratteristiche.

C’è un fatto: la finestra, che sia in posizione zenitale o laterale, non deve essere adiacente a uno spigolo, altrimenti tenderà a prevalere l'effetto di radenza o comunque ci sarà una componente di radenza maggiore.

Il che ci porta verso l'altro schema, cioè per poter parlare di luce radente la percezione che devo avere è quella che ho descritto nell'immagine, cioè devo poter vedere una parete bagnata o lavata in modo radente dalla luce, in modo parallelo dalla luce, di nuovo che sia una luce diretta o che sia un fascio di luce indiretta.

Di certo non può mancare questa caratteristica, cioè la finestra, l'apertura deve essere posizionata lateralmente quindi adiacente ad uno spigolo, se non ho questa adiacenza resterà comunque un punto di di buio, di nero, una sacca di buio tra la luminanza dell'apertura e la manifestazione luminosa della luce radente sulla parete. Quel punto farà in modo che non si riesca a percepire una radenza piena. Quindi condizione necessaria perché io possa avere una radenza è che qualsiasi apertura sia attaccata a uno spigolo.

Ovviamente il discorso è molto diverso se si tratta di luce diretta o indiretta. Nel caso di luce diretta, la direzione del raggio è legata all'angolo che in ogni momento il sole sta percorrendo, e quindi se pretendo radenza devo accettare che sia un fenomeno transitorio e che quindi sia legato a uno o due momenti della giornata, o in alcuni casi a 1 o due momenti dell’anno, addirittura, il che potrebbe un effetto scenico particolarmente ricercato. Se invece voglio avere luce radente sempre, il sempre in illuminotecnica naturale significa passare per luce indiretta e diffusa, e qui rimando all'altro video, perché in qualche modo rendo statico l'ambiente, faccio in modo che il fascio luminoso non sia più legato all'angolo esterno del sole ma che rimanga in qualche modo agganciato al punto in cui io lo faccio manifestare, in quel caso posso avere luce radente su una parete in modo costante.

Proviamo a osservare il comportamento di questi due tipi di luce utilizzando un plastico all'interno del sole artificiale se cerco luce incidente è sufficiente aprire una finestra più o meno al centro di uno dei fronti, in questo caso alla copertura perché ci si possa aspettare un raggio di sole diretto.

E questo è quello che accade all'interno, cioè il raggio si sposta e descrive degli angoli che cambiano in continuazione ma che prevalentemente sono angoli di incidenza, cioè sono lontani dal parallelismo rispetto a tutte le superfici. Di fatto non potrò mai avere radenza in questa condizione perché nessuna delle aperture, o meglio, l'unica apertura che è praticata non è adiacente a nessuno degli spigoli.

Per avere luce radente invece ho diverse possibilità, cioè posso passare per uno spazio dinamico o per uno spazio statico. Lo spazio dinamico corrisponde a luce diretta e dunque per esempio potrei aprire delle finestre in posizione di adiacenza rispetto a uno spigolo in copertura, ho praticato un taglio a tutti gli effetti. In questo caso la luce penetra all'interno descrivendo angoli sempre diversi quindi ci sarà una certa dinamicità e in particolare arriverà il momento in cui raggio sarà perfettamente parallelo allo spigolo e alla parete rispetto alla quale le aperture sono state praticate.

Subito dopo l'angolo cambierà, e la luce tenderà a spostarsi verso la profondità dell'ambiente.

Se invece cerco luce radente sempre cioè ho bisogno di una stabilità e di una costanza nell'effetto devo rendere l'ambiente e la luce statica, dunque ho bisogno di fare in modo che il raggio solare esterno non riesca più a influenzare un angolo interno di rapporto tra luce e superfici, per esempio inserendo un oggetto.

In questo caso la luce si accende, giunge al suo massimo e poi si spegne ma rimane sempre ancorata alla propria sorgente, cioè a questa sorta di grosso lucernario che scende dall'alto e in ogni caso rimane sempre radente alla superficie di fondo indipendentemente dall'angolo esterno del sole.

Dunque abbiamo visto come l'effetto di luce radente luce incidente sia effettivamente legato a un rapporto tra due angoli.

Uno è un angolo esterno e ha a che fare con il percorso del sole, dunque cambia in continuazione. Su quello evidentemente non abbiamo un gran controllo.

L'altro è un angolo interno cioè formato dalla direzione prevalente della luce e le superfici interne dell'ambiente.

Dal punto di vista quantitativo, se quello è l'obiettivo che abbiamo, usare luce incidente significa diminuire le dispersioni e quindi avere una maggiore intensità. Mentre usare luce radente significa fare in modo che il raggio o il fascio solare si appoggino su una superficie aumentando le dispersioni.

Se l'obiettivo è di tipo qualitativo sto privilegiando una percezione spaziale e in questo caso la scelta è tra una sensazione più o meno ordinaria di macchia solare che si muove nello spazio in modo dinamico con un suo angolo di incidenza, oppure una parete su cui ho l'effetto di Wallwash cioè una parete lavata o bagnata dalla luce stessa, che scenograficamente è un risultato più intenso più caratteristico e che dà una sensazione di maggiore di direzionalità, di gerarchia dello spazio.

Per gli altri tipi di luce e per gli altri approfondimenti ci vediamo nel prossimo video.

Se volete fare delle simulazioni sul comportamento della luce in un progetto scaricare il software gratuito VELUX Daylight Visualizer sul sito velux.it

 

Ciao sono Giulio, benvenuti al corso “Come progettare l'illuminazione naturale”.

È un corso in cui affrontiamo le possibili scelte che ogni tecnico deve fare per fare in modo che il risultato finale di percezione spaziale all'interno degli ambienti non sia un risultato casuale, ma che sia il frutto di una serie di decisioni, quindi motivato da strategie e obiettivi.

Questo è il modulo sui “Tipi di luce” e in particolare in questo video parliamo di luce concentrata e luce uniforme.

Decidere se la luce all'interno di un ambiente dovrà essere concentrata o uniforme significa dare una fortissima impronta dal punto di vista delle sensazioni spaziali che si avranno. In un caso significa direzionare, dare una forte gerarchia, nell'altro caso significa privilegiare comfort e benessere visivo.

Lo vediamo attraverso alcune immagini.

In questa immagine è molto evidente una gerarchia spaziale, dal punto di vista visivo soprattutto, cioè la luce è per l'appunto concentrata in un punto e tende a dare una forte asimmetria. È un effetto scenico molto intenso e normalmente non riesce a essere conciliato bene con l'edilizia per esempio abitativa o funzionale ma viceversa si usa quando è necessario drammatizzare o caratterizzare fortemente lo spazio, quindi per esempio in edilizia rituale, edilizia pubblica.

In questa seconda immagine, la spazialità è completamente diversa. Si parla di luce uniforme o di luce omogenea perché dal punto di vista della percezione dell’intensità del campo visivo è difficile individuare un punto o una zona nella quale l'intensità è molto maggiore rispetto al resto. I valori sono piuttosto omogenei, se si prendesse un punto e un altro e si mettessero a confronto le due intensità, dal punto di vista quantitativo probabilmente avremmo risultati abbastanza simili l'uno all'altro, e tutti i punti avrebbero valori piuttosto vicini alla media dello spazio stesso. È una percezione cosidetta appunto di omogeneità, l'ambiente è percepito come più morbido e più confortevole.

Proviamo a chiarire meglio questi due concetti con degli schemi di riferimento. Per avere luce concentrata devo inevitabilmente coinvolgere una piccola parte dell'involucro edilizio nel meccanismo di permeabilità alla luce, cioè devo aprire poco essenzialmente, una bucatura piuttosto piccola rispetto al volume alla superficie complessiva dell'ambiente, facendo così otterrò una spazialità basata su una asimmetria, una intensità luminosa percepibile individuabile nel campo visivo rispetto tutto il resto che è tendenzialmente buio.

C'è un'altra caratteristica non sempre presente ma a volte necessaria, che è quella di avvicinare la sorgente luminosa che in modo schematico è un'apertura, una bucatura, al il punto in cui questa si manifesta tramite la macchia di luce su una parete. Fare in modo che questi due punti siano vicini significa poter concentrare la luce su qualcosa e non semplicemente avere un effetto di concentrazione generico. A volte si può passare per luce indiretta e diffusa e quindi addomesticare la luce, spezzare la relazione che c'è tra l'angolo esterno del sole e l'angolo interno, e quindi fare in modo che la luce sia sempre concentrata su qualcosa: un oggetto una scala un corridoio.

L'uniformità è un risultato molto diverso dal punto di vista percettivo, l'abbiamo visto nella seconda immagine. È difficile da schematizzare perché la si può ottenere con diversi metodi e diverse strategie. Uso questo schema per far capire che l'approccio più frequente nella ricerca di uniformità è far ricorso alla frammentazione e alla multidirezionalità. Piuttosto che avere una sola apertura averne diverse, tante al limite anche a parità di superficie complessiva finestrata, e questa è la frammentazione, e avere multidirezionalità, cioè le diverse aperture che ho posizionarle su fronti diversi, possibilmente con diversi orientamenti a diverse giaciture.

In questo caso il sole non compare più perché è probabile che io abbia una componente di luce diretta e indiretta nello stesso momento, così come radente incidente, zenitale e laterale.

Di fatto devo cercare di coinvolgere il numero maggiore possibile di punti nello spazio nei quali ho questa potenzialità di rapporto con esterno.

Cerchiamo di osservare il rapporto tra questi due tipi di luce utilizzando un plastico all'interno del sole artificiale.

Se cerco luce concentrata, abbiamo detto che ho la necessità di rispettare due condizioni. La prima è aprire poco, cioè coinvolgere una piccola parte dell'involucro edilizio nel meccanismo di permeabilità alla luce naturale, e quindi aprendo magari una sulla finestra. Il secondo metodo è quello di avvicinare la luce, e quindi la sorgente, all’oggetto su cui si vuole concentrare, in questo caso stiamo indagando una dinamica legata alla luce indiretta e con una spazialità di tipo statico. Proviamo a usare un oggetto che ci dia questa possibilità.

Azionando il sole artificiale possiamo vedere che all'interno la luce inizia ad aumentare di intensità fino ad arrivare a un massimo per poi diminuire. In ogni caso resterà staticamente bloccata nel punto in cui ho deciso che stia, perché ho spezzato la dinamica di rapporto tra l'angolo esterno e l'angolo interno, e la luce sarà sempre concentrata nello stesso punto.

Se invece ciò che cerco è uniformità ed è una ricerca che normalmente si associa alle destinazioni d'uso più frequenti, residenziale, direzionale, l'edilizia scolastica, il modo migliore è quello di utilizzare queste due sotto categorie di cui abbiamo parlato, e quindi la frammentazione e la multidirezionalità. Cioè frammentare, significa avere non solo una apertura, ma cercare di averne tante, e multidirezionalità significa cercare di aprire in vari punti dell'involucro e in particolare possibilmente su fronti che abbiano diverse giaciture, diverse inclinazioni.

Proviamo a vedere che cosa accade per esempio facendo così.

Come vedete la luce entra immediatamente all'interno, con una componente diretta, e dunque dinamica, perché si muove nello spazio con alcuni punti di incidenza e alcune superfici di radenza, al limite anche soltanto temporanee, ma di certo io avrò una buona uniformità. Cioè ci sarà un omogeneità di intensità all'interno del campo visivo, oltre una ricchezza di luminanze, e cioè oggetti che si scambiano caratteristiche l'uno con l'altro: luce diretta che diventa in diretta luce radente che diventa incidente. È una ricchezza di intensità e di tipologia di luce all'interno del campo visivo.

Tutto ciò corrisponderà nella migliore delle ipotesi a una buona sensazione di confort di equilibrio visivo.

Dunque abbiamo visto come l'effetto di luce concentrata o l'effetto di luce uniforme siano effettivamente legati a una strategia ben precisa di utilizzo dell'involucro, in particolare su quanta parte dell'involucro viene coinvolta.

L'efficacia di queste strategie dipende dall'obiettivo che viene ogni volta prefissato. La luce concentrata si presta utilizzo di tipo scenico, è più frequentemente usata laddove c'è una ricerca di drammatizzazione e caratterizzazione dello spazio, specialmente se è una scelta molto marcata e dunque se molto concentrata rispetto al resto dell'ambiente, che è invece molto in ombra. Laddove l'obiettivo sia un obiettivo di tipo quantitativo, e quindi legata una prestazione, a una sensazione di comfort, di benessere visivo da ottenere, il che normalmente si associa all'edilizia residenziale corrente o quella scolastica, quella direzionale, in cui bisogna privilegiare appunto una morbidezza, un’omogeneità e un'assenza di contrasti, è bene utilizzare luce il più possibile uniforme. In particolare se vogliamo essere sintetici e per punti, utilizzando due meccanismi essenziali, che sono la frammentazione e la multidirezionalità. Cioè ricordiamoci di utilizzare il più possibile ogni parte dell'involucro a disposizione che abbia un potenziale contatto con l'esterno e farlo moltiplicando le sorgenti luminose, sempre compatibilmente ovviamente con il resto del contesto.

Per gli altri tipi di luce e per altri argomenti ci vediamo nel prossimo video.

Se volete approfondire uno o più di questi temi su un vostro progetto contattate un progettista VELUX sulla sezione “Per Professionisti”del sito velux.it

Come progettare l'illuminazione naturale

Scopri i diversi tipi di luce* e come usarli nel tuo progetto

Introduzione modulo "Tipi di luce" (1:36)
Luce diretta e indiretta (6:47)
Luce laterale e zenitale (6:46)
Luce incidente e radente (8:38)
Luce concentrata e uniforme (8:49)
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